Saturday, 15 September 2018

Arte e politica

L'altro giorno ho ripreso in mano per caso i volumi de 'La storia di Firenze' di Giovanni Spadolini.







 

In realtà, Spadolini alla fine degli anni '70 scrisse 'Firenze Mille Anni': credo un volume di grande formato pagato dalla Cassa di Risparmio di Firenze. Una di quelle edizioni 'di lusso' che le banche regalavano a volte ai propri clienti come strenna, almeno fino agli anni '80. Altri tempi: l'edizione che ho io uscì nel 2008 in edicola, venduta insieme a La Repubblica con la cronaca di Firenze. Altro nome, qualche aggiornamento, una sezione biografica ed una artistico-monumentale alla fine di ogni capitolo, ovviamente non scritta da Spadolini, che era morto anni prima.
Per motivi anagrafici io ho conosciuto l'ultimo Spadolini, il primo presidente del consiglio laico, il segretario del PRI, la vittima di infinite vignette di Forattini e altri. Chi ha trentanno o meno oggi probabilmente neanche sa  chi fosse. Quando ero ragazzo, sentirlo parlare al telegiornale mi faceva ridacchiare. Oggi, rivedendo le sue vecchie interviste su youtube, al confronto dei politici di oggi mi pare di ascoltare un gigante del Novecento. Nell'introduzione Spadolini ricorda che l'origine del libro si dovette anche a uno studio fatto da lui negli anni '70 per una trasmissione televisiva su Michelangelo. La partecipazione gli era stata chiesta dalla RAI.
Quando 10 anni fa avevo letto l'introduzione non avevo notato il passaggio: oggi pensando alle polemiche sul documentario 'Florence' con Matteo Renzi, la frase mi è subito saltata all'occhio.

Ho provato a cercare su internet il video della trasmissione. Sono stato fortunato: ecco qui Spadolini che fa da 'cicerone' nella sagrestia nuova delle Capelle Medicee in San Lorenzo.


Il programma è 'Davanti a Michelangelo' di Pier Paolo Ruggerini. 1975. Il confronto con Renzi (ma se si vuole, pure con un qualsiasi medio documentario televisivo) è abissale. Il linguaggio visivo, che pure nel video linkato sopra non è banale né primitivo(*), è diversissimo. Ormai in produzioni come quella renziana domina un montaggio e delle inquadrature che più che con la storia dell'arte hanno a che fare con i video musicali. I contenuti esposti, ma anche lo stesso livello di italiano impiegato da Spadolini sono due spanne sopra. Sia al balbettare di Renzi che agli ammiccamenti e alla voce troppo impostata di Angela Jr. Il telespettatore medio oggi dovrebbe sforzarsi un po' a seguire la spiegazione del corpulento giornalista-accademico 'prestato alla politica' Probabilmente questo succedeva anche negli anni '70 (non so se in misura maggiore o minore): ma non era certo un male.Anche il modo di vestire delle due 'guide' è da sottolineare. Spadolini ha semplicemente un buon vestito per un signore della sua età. È obeso, in là cogli anni: ma la cosa non sembra disturbarlo troppo. Con la sua camicia aperta sul collo e i pantaloni troppo stretti che tradiscono i chili di troppo invece Renzi, molto più giovane, da solo ad intendere di voler sembrare più ganzo ("cool" per i non fiorentini) senza esserlo veramente.


Su una nota newsletter artistica un giornalista poco tempo fa lamentava la maggior frequenza con cui oggi i politici si abbandonano alle loro velleità culturali. Non sono molto d'accordo: queste velleità c'erano anche prima. Solo che i politici sapevano soddisfarle in altro modo, perché erano fatti di una pasta diversa. Non c'è solo Spadolini ad essersi cimentato con la storia dell'arte ad esempio. Su youtube si trova anche La Pira, proprio l'idolo di Renzi, il personaggio su cui fece la tesi di laurea e sulla tomba del quale pregò ostentatamente il giorno della vittoria alle amministrative del 2009.
Ecco Giorgio La Pira alle prese col Beato Angelico. Il video è di pochi anni prima di quello di Spadolini.



(*) P.es. la sagrestia nuova - basta andare di persona o cercarne foto recenti - non è certo illuminata in modo da creare drammatici chiaroscuri, normalmente.


Saturday, 8 September 2018

Renzi in lavatrice



L'altro giorno Matteo Renzi ha dato una lunga intervista a Barbara Palombelli. La Palombelli ha una nuova trasmissione su Rete 4, molto simile come collocazione e taglio a 'Otto e mezzo'. E' anche la consorte di Francesco Rutelli, uno dei primi padri spirituali del Renzi, dai tempi de 'la Margherita'.

In questo campo amico (almeno fino all'arrivo dei giornalisti ospiti) ha pure presentato 90 secondi del suo documentario su Firenze. Iniziano al punto 00:45 del video, poi c'è un altro spezzone meno interessante sul calcio storico(*). Il 'docufilm' di Renzi ha già suscitato molte polemiche. Probabilmente questo è del tutto intenzionale. Comunque il 'senatore di Scandicci' ha bloccato per qualche ora piazza Duomo per le riprese, e, in parte, monumenti come Palazzo Medici-Riccardi. Tutto naturalmente legittimo, ma forse politicametne inopportuno, visto che a Palazzo Vecchio c'è sempre uno strettissimo alleato come Dario Nardella.

C'è anche chi ha visto nell'operazione proprio i prodromi di una candidatura a sindaco di Firenze dello stesso Renzi, scalzando Nardella, per le prossime amministrtive del 2019. Lo trovo improbabile: metterebbe Renzi in una posizione o da Cincinnato oppure da pensionato politico.
La presunzione e la voglia di riemergere del Nostro credo siano ancora troppo forti, a meno che non preveda davvero di darsi, una volta esaurita questa legislatura, totalmente alla televisione.

Sicuramente anche con questo minuto e mezzo di anteprima si possono trarre alcune conclusioni.

1) È (anche) una operazione promozionale a stretto favore di Renzi. Si parte con una ripresa dal drone di Firenze, manco stesse arrivando il Papa in elicottero. Poi la sequenza accelerata fatta con una steadicam nel corridoio degli Uffizi. Una rapida introduzione che porta all'inquadratura di un personaggio di spalle, racchiuso in un oblò.

Che si rivela immediatamente come Il Grande Matteo Renzi.

2) Altro che arte. L'oblò merita una digressione. Sembra proprio, nell'angusta dimensione del video, lo sportello di una lavatrice. Così è stato definito da più parti questo nuovo allestimento della 'sala di Michelangelo' da parte del nuovo curatore tedesco del museo, Eike Schmidt. Già due anni fa la sala del Botticelli era stata rivoluzionata con questi cassoni enormi che racchiudono a mo' di cornice ipertrofica i 'capolavori'. È una tendenza ormai piuttosto diffusa. Pochi giorni or sono a Palazzo Zevallos a Napoli ho visto in una sala esclusivamente dedicata a questo solo dipinto, il 'Martirio di Santorsola' del Caravaggio in un cassone blu scuro. Ho visto circa un mese e mezzo fa quelle stesse sale agli Uffizi. Mi sembra che si perda il criterio di esposizione museale prevalente nel Novecento, che ad opere di gran pregio affiancava dipinti o sculture di minor valore per fare risaltare le prime, filologicamente. Con gli allestimenti 'schmidtiani' il cosiddetto capolavoro diventa una sorta di 'totem' da ammirare per un po' in religiosa riverenza, o almeno assaporando il vero momento 'clou' per cui si è pagato il (salatissimo) biglietto di ingresso. Una ulteriore banalizzazione, temo. E quando ho visitato proprio quella sala ho visto un paio di turiste appoggiarsi con le terga proprio sulla parte inclinata della 'cornice', usata a mo' di predellino: con la schiena pericolosamente rivolta al vetro che dovrebbe proteggere dipinto. Senza che i custodi dicessero nulla, posto che se ne siano accorti.

3) L'oblò del Tondo Doni da cui virtualmente Renzi comincia la sua esposizione serve soprattutto a inquadrare Matteo Renzi. Il dipinto in se, pare un dettaglio. Può darsi anche che nel documentario completo diventi il protagonista, ma ne dubito. Il 'cicerone' sembrava molto più a suo agio dalla Palombelli che nel documentario. La dizione è troppo impostata, sembra sforzarsi come quando parla in inglese o quella sorta di parodia della lingua del Bardo ostentata dall'ex p.d.c. A volte ammicca verso un invisibile collaboratore dietro la telecamera.

4) Sul Tondo, Renzi racconta l'aneddoto di Michelangelo, Agnolo Doni, e il raddoppio del prezzo dell'opera dopo un tentativo del mercante di farsi fare lo sconto. E' una storiella da 'cicerone' buona per intrattenere qualche bonario turista, raccontata così. Nulla più. Che ci importa del 'caratterino' di Michelangelo? Non è certo la 'bellezza che salva il mondo' questa. Eppure, si potrebbe fare, con piccolo sforzo qualcosa di meglio. Renzi però non lo fa. L'episodio in realtà risale al Vasari delle 'Vite'. Naturalmente è narrato nell'ultimo capitolo, quello dedicato appunto a 'Michele Agnolo'. È facile trovare online la monumentale raccolta biografica del pittore aretino, il suo italiano antico è ancora piuttosto comprensibile anche se c'è chi si ostina a 'tradurlo' in lingua moderna. La storia è lì, anche se Renzi, se possibile, la colora molto di più del Vasari. Certo, c'è un piccolo problema: la maggior parte degli storici dell'arte di oggi ritengono questo episodio se non poprio  una invenzione vasariana, perlomeno una sua esagerazione. Lo stesso ad esempio si pensa della storia di Leonardo e dell'arcigno priore milanese del Giuda dell'Ultima Cena. Non avrebbe dovuto parlarne? Fake news? No: magari bastava sottolineare la cosa, e notare, come fanno quegli stessi storici in libri non certo dedicati ai soli specialisti, che sì, forse l'episodio non è mai avvenuto, ma comunque segnava un momento in cui l'artista, da artigiano che spesso non firmava le sue opere e rimaneva persino senza nome, diventa un personaggio chiave della vita culturale del suo tempo. Ma forse questo avrebbe tolto troppo spazio al faccione di MATTEO RENZI.

(*) Sul calcio storico Renzi abbozza qualche chiacchera sull'eleganza e l'aggressività del popolo fiorentino. Sarà divertente ascoltare il proseguimento nel documentario finito: temo che anche questa volta non si ricorderà che il calcio storico di oggi non è che una tardiva rievocazione che di deve ad Alessandro Pavolini, federale di Firenze.

Spleen Napuletano

La settimana scorsa ho fatto un giretto archeologico di qualche giorno, diciamo tra Capo Miseno e Castellamare di Stabia. Il sito di Pompei(*), rispetto a quando l'ho visitato nel 2012, prima dei crolli più gravi, è effettivamente migliorato. Un paio di bei bronzi di Mitoraj, l'antiquarium riaperto, la Palestra Grande riaperta. Certo, alcune delle case più importanti sono aperte solo la mattina o il pomeriggio: ma stavolta c'è almeno un'indicazione sul cancello con gli orari. Altre ville, anche quelle indicate sul vademecum 'ufficiale' invece sembrano chiuse tout court. Vabbé.

Farsi qualche km a piedi dalla Circumvesuviana o la Cumana ai siti 'minori' tipo Oplontis, Baiae o Villa Arianna è stato piuttosto istruttivo: oltre alla difficoltà di reperire informazioni affidabili sul tragitto e gli orari dei siti,  i sacchi di monnezza lasciati sul ciglio della strada, a volte con contorno di ratti - ratti - a banchettare sono in qualche modo emblematici. Una strada chiamata 'Passeggiata archeologica' a base di rifiuti sparsi dappertutto è rimarchevole

In mezzo tra Stabiae e Baiae c'è ovviamente Partenope. Che dire: la linea 1 della metropolitana (a parte i biglietti usati gettati pare volutamente da tutte le parti) sembra quella di una città del nord europa. Le linee a scartamento ridotto che le turiste tedesche alla fermata chiamano ''S-Bahn' facendomi ridacchiare ora hanno in alcune stazioni i tornelli: continuano tuttavia a meritare ancora pienamente la loro fama di affidabilità da terzo mondo. In centro si vedono ancora soggetti - uh - folkloristici in quantità. Un tipo dalla dentatura improbabile con una Vespa dallo scarico puzzolente è salito sui vialetti del giardino dietro a Palazzo Reale dove mi ero seduto un attimo e ha tirato fuori un iPad taroccato che voleva vendermi. L'ho mandato via ridacchiando e dicendo che avrei chiamato la polizia. Il tanghero ha iniziato a urlare che avrebbe aspettato i Carabbbbinieri davanti a me, però si è allontanato. Mi ha dato del cornuto, ho continuato a guardarlo con compassione per qualche secondo: è andato via subito.

Davanti al Maschio Angioino, grande dispiegamento di Polizia Locale. C'era un negro con una cuffia di lana (con 30 gradi, e ne vedo spesso, mah..) e un sacco azzurro di cianfrusaglie sul muretto vicino al parcheggio. I VVUU l'hanno fatto prontamente sgombrare. Sul prato subito sotto il muretto, in modo che non si facesse vedere. Visto anche che il museo civico dello stesso Castel Nuovo era chiuso senza alcun preavviso, praticamente ho riso in faccia ai vigili. Han fatto finta di niente.

Quando vado in un altra città se posso cerco sembre librerie o bancherelle che abbiano libri usati, per comprarmi qualche libro - classici  di solito - a poche lire come ricordo.

Napoli in questo senso è un po' particolare. Prima sono andato davanti al Museo Archeologico.
Era l'ultima apertura serale della stagione ed ero in anticipo: stavolta sono riuscito finalmente a vedere (al terzo tentativo) la sala dei bronzi della Villa dei Papiri: infatti in occasione dell'apertura straordinariaquasi tutte le sale sono aperte, e a soli EUR 2 invece di EUR 12. Nei giorni di apertura normale prima di farti pagare il biglietto ti dicono quali sale, spesso importantissime, sono chiuse - e io già c'ero stato due volte negli anni scorsi.

Dicevo il MANN: di fronte ci sono diverse librerie, una accanto all'altra ma - forse perché trattano più che altro scolastici - non si può sfogliare nulla. Ognuna ha un banco coi commessi, e si può chiedere solo a loro. Comunque in una ho trovato, su una isolata cassetta, un Liside (fusarianamente del 'Plato') a solo 0.50 EUR!

Il vero terreno di caccia per l'appassionato di bouqiniste è a Piazza Dante e per le vie immediatamente dietro. Anche qui file di librerie una dietro l'altra con i banchetti davanti e un'offerta che fa impallidire anche le Libraccio di Milano: i prezzi sono pure stracciati. Certo, ci sono dei tipi che controllano che nessuno si metta un libro in tasca andandosene senza pagare. E nessuno, nessuno, dei 4-5 librai da cui ho acquistato mi ha fatto lo scontrino. Ma che diamine, ho riempito lo zaino con una dozzina di volumi.

Infine, sono andato al Vomero. Le vie pedonalizzate attorno a piazza Vanvitelli sono piuttosto carine: se il resto della città fosse pulita e ordinata così.. Vabbè.. Comunque in una di questa c'è una fila di bancherelle, di libri intendo. Mi sono messo a cercare anche laggiù: è arrivata una signora con la figlia. Si sono messe a chiedere ai venditori se avessero dei libri che, credo, la ragazza doveva leggere come compito per le vacanze. Non hanno trovato nulla: la giovane si è messa a guardare un cesto di classici. "Mamma.. i "Fiori del male" di Baudelaire. Che è?" "Nugne so" "I Fiori del male di Boddelair, suona bene..."

Essendo un saccentuzzo, mi sono intromesso.. "E' poesia, signora."
- "Ah, è poesia.. buono, è breve"

Dopo due minuti la madre mi fa "Ma guardi signore, è prosa, guardi qua.."

Era una traduzione italiana di una seria già economica da nuova. Ma in effetti era in prosa, o comunque impaginata in modo talmente compatto da sembrare in prosa. A parte dire che io ho una edizione tascabile in francese, che dovevo fare, cercarlo su internet? Un ultima passeggiata lungo Spaccanapoli, affollatissima, anche con un matrimonio, Forcella e poi in carrozza sull'ultimo .italo per Firenze.

(*) Metto il link al sito ufficiale. Che è leggermente più corretto, ad esempio negli orari, del vecchio website di Coop Culture. Che comunque risulta più in alto sui risultati di google.

Eurafrica

"Si potrebbe cioè profilare la creazione (vera, non vacuamente retorica) unione euroafricana: su un piede di parità, e con lungimirante, parziale, sacrificio di chi sta meglio, ma con guadagno evidente sul tempo lungo. Una tale costruzione (e ricomposizione di una unità mediterranesa che per secoli fiorì e fruttificò) ridarebbe alla disgregata Unione Europea nuova forza: un incremento di intelligenze, di energie, di intraprendendenza economica e rilancio demografico."

Questo la chiosa dell'articolo di Luciano Canfora pubblicato su 'La Stampa' del 1° Settembre 2018. L'articolo non è reperibile interamente in formato testo online, dunque lo riporto qui dal PDF del giornale.

Sconcertante.

Da anni apprezzo molto la sterminata opera di Canfora: anche se politicamente è su una posizione opposta alla mia, comunque i suoi sono punti di vista sempre rispettabili. Ma questo? Sembra preso dal programma 'imperiale' di Mohammed Ben Abbes, il primo president de la Republique mussulmano, svelato alla fine di Sottomissione di Michel Houellebecq.

Forse ironia mal espressa? Spero non un improvviso precipitare nella senilità, anche se non sembrerebbe almeno da questo video contemporaneo all'articolo. Mah.



L'8 settembre (data ironica) di quest'anno invece, a Rovereto il professore in fondo a questa lunga prolusione reitera, seriamente, la proposta.


Sunday, 26 August 2018

Firenze Virgiliana


L'altro giorno sono andato a visitare Villa La Petraia, una delle ville medicee da pochi anni visitabili quasi interamente. Ho visto dalla finestra, in lontananza, quell'edificio per decenni. Per non parlare del panorama che è possibile apprezzare dalle strade tra Firenze e Sesto Fiorentino che ho percorso innumerevoli volte. Avevo già visitato il giaardino e parco della villa, ma questa era la prima volta che ho avuto la possibilità di visitare l'interno. Anche se il monumento è stato finalmente restaurato e riaperto infatto i custodi sono molto pochi: per questa ragione la visita è possibile solo ad orari prestabiliti, quando c'è un dipendente del Mibact che accompagni i visitatori per le sale. Per la stessa ragione a volte, imprevedibilmente, il parco rimane chiuso ed è possibile visitare solo il giardino all'italiana.  L'interno è molto interessante: affreschi del periodo mediceo, lorenese, ma soprattutto mobili, decorazioni e cimeli del periodo in cui la villa era l'abitazione della 'Bella Rosina', amante e poi moglie morganatica di Vittorio Emanuele II. Ma non voglio parlare di questo: nella cosidetta caffetteria, in realtà una stanza con due distributori a moneta e alcuni tavolini, sono stato colpito da questo quadro. Privo di di didascalia e posto, come si vede, proprio sopra i distributori automatici.
Cosa rappresenta questo dipinto? Il cartiglio recita:


hic patvle tristis recubans sub tegmine fici bis vocem audit tolle lege ingeminare per avras

Letteralmente: 'qui riposando triste sotto l'ampio riparo di un fico fino a quando ode una voce 'prendi e leggi' che si ripete nell'aria'. In realtà una rapida ricerca in rete mi rende quasi sicuro che si tratti di una copia da un affresco di Marzio Ganassini nel chiostro   della SS.Trinità di Viterbo, la chiesa agostiniana. Rappresenterebbe l'episodio del tolle lege, descritto dallo stesso Agostino nelle Confessioni (VIII,13) quando,abbandonato alle sue riflessioni in un giardino udì alcuni bambini gridare "prendi e leggi, prendi e leggi", traendone un'epifania che segnò l'inizio della sua conversione.

Agostino e Alipio sono vestiti all'orientale, il giardino è all'italiana. L'albero di fico rappresenta ancora, probabilmente, l'albero della conoscenza del bene e del male (l'identificazione del melo è di provenienza nordeuropea). Che ci faccia questa copia alla Petraia, e chi l'abbia eseguita, non lo so: probabilmente ci vorrebbe una ricerca d'archivio.

Perché mi ha incuriosito il quadro? Naturalmente per il cartiglio. Che ricalca (non è una rarità) versi di Virgilio ancora noti a qualunque liceale. Dalle Bucoliche, prima ecloga, primo capoverso:

Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi
silvestrem tenui Musam meditaris avena

 Probabilmente il legame con S.Agostino si limita all'ambientazione 'campestre': il redattore del testo probabilmente si è rifatto a un passo noto per essere sicuro di esprimersi in latino corretto.

E... poi apri il giornale e leggi...




Friday, 24 August 2018

Dalla Chiesa dell'Autostrada a Roma, e ritorno.

Una delle primissime chiese che ricordo di aver visitato, da piccolissimo, è la chiesa di San Giovanni Battista al casello di Firenze Nord della A1. Meglio conosciuta come chiesa dell'Autostrada del Sole.
Non ricordo per quale motivo visitai la chiesa con mio padre, forse era solo curioso di vederla: credo che fossero passati poco più di 10 anni dalla consacrazione. Andavo alle elementari, e a quella età non potevo certo registrare la novità di quella architettura, o la sua funzione. Ricordo che la chiesa mi sembrò enorme, e un po' "strana".


Nonostante abbia continuato ad abitare sempre in zona, a pochissimi chilometri di distanza in tutti questi anni non mi è più capitato di fermarmi a San Giovanni Battista. Certo, ho visto innumerevoli volte l'esterno passandoci vicino in auto, ma mai che abbia trovato dieci minuti per rivederla.
Qualche mese fa ho rimediato: è aperta tutti i giorni (con orari diversi secondo il giorno della settimana) e vi si celebrano spesso messe per comitive di viaggiatori. Per visitarla basta uscire a Firenze Nord e dirigersi verso l'autogrill accanto ai palazzi direzionali di Autostrade per l'Italia.
La chiesa fu edificata per ricordare i tanti operai morti sul lavoro durante la costruzione (fatta in tempi oggi incredibili) dell'autostrada del Sole. Questo, da bambino lo ignoravo. Oggi invece posso anche leggere l'iscrizione in latino della dedica:

'deo optimo maximo sacrum in honorem beati johannis baptistae in memoriam qui ceciderunt operariorum' - sacro a Dio ottimo massimo, in onore di san Giovanni Battista, in memoria di coloro che caddero degli operai', letteralmente. 50 anni fa era ancora normale apporre iscrizioni in latino. Non so se oggi lo si farebbe con la stessa facilità.
La chiesa, la trovo ancora molto bella. Non amo (per usare un eufemismo) l'architettura della seconda metà del Novecento: però Michelucci utilizzando materiali 'tradizionali' come la pietra a vista, o anche il rame delle coperture, riesce a far accettare anche una forma particolare come la 'tenda nomadica' del corpo di fabbrica principale. E' anche il segreto della stazione centrale di Firenze, un fascio littorio visto dall'alto, ma rivestito dei materiali giusti.
Il cemento 'brute' a vista risulta gradevole almeno all'interno, dove i pilastri dovrebbero ricordare i rami di un albero (o anche gli archi di una cattedrale gotica - almeno a me fanno questo effetto).
All'esterno invece è l'unica parte della chiesa che appare degradata.

In realtà non è probabilmente nulla di grave, anche se rivederla oggi (le foto le ho fatte durante una seconda visita ieri) alla luce dei recenti avvenimnti col viadotto di Genova intristisce ancora di più.

Certo, che sia proprio il cemento armato ad apparire così deperito è quasi un commento sulla nostra epoca, figlia ancora infante, dal futuro incertissimo, di quella stessa seconda metà del Novecento.
L'uso dei materiali e delle tecniche tradizionali, sempre in un contesto 'moderno' si estende anche alla essenziale decorazione. Il bronzo è usato per le porte, la cancellata, e per i pregevoli bassorilievi della galleria.


Bassorilievi che conducono all'ingresso vero e proprio. Credo il punto meno riuscito dell'intera struttura (potrebbe essere l'ingresso di un palazzo per uffici di medie dimensioni):



Proprio subito dopo l'ingresso però qualcosa ha colpito la mia attenzione:


Un dipinto, probabilmente amatoriale, comunque quasi naif, del battesimo di Cristo. Forse un ex voto, o un ulteriore omaggio al primo priore della chiesa, ricordato nella targa a sinistra, morto proprio questanno.


Cercando informazioni sulla chiesa dopo la visita, non ho trovato nulla sul quadretto, ma ho sono venuto a sapere che in origine erano previste nella decorazione della chiesa ben nove tavole di Gregorio Sciltian - un pittore 'della realtà' che apprezzo particolarmente. Secondo quanto sono riuscito a recepire da alcune ricerche fatte in rete, Sciltian aveva dalla sua amicizie in Curia, ma i suoi quadri furono infine rifiutati non solo per l'opposizione di Michelucci, ma anche per l'opposizione di molti intellettuali dell'epoca, con alla testa Bruno Zevi.

Sta di fatto che i quadri, otto angeli e un Battista, alla fine non furono installati nella chiesa: però lessi che si possono trovare a Roma, in piazza Euclide (ai Parioli) nella Basilica del Sacro Cuore Immacolato di Maria.

In rete non si trovano immagini dei quadri, così, in occasione di una visita alla Capitale, ho deciso di fare una passeggiata da Termini a piazza Euclide - giro un po' lungo, ma gradevole passando per Villa Borghese.

Sulla Basilica, creazione 'neobarocca' di Armando Brasini, si può probabilmente dire tutto e il contrario di tutto. Certo, tra la sua consacrazione (1936) e quella di S. Giovanni Battista (1964) passano 28 anni. Tra il 2018 e il 1964 ci sono 54 anni. La prima chiesa ormai sembra senza tempo, o quasi, la seconda vive ancora in qualche modo la drammaticità del presente, o almeno di eventi recentissimi. Almeno, così pare a me: forse solo per ragioni anagrafiche.

L'interno della Basilica è piuttosto spoglio:




Ci sono rari quadri (francamente imbarazzanti) di pittori contemporanei italiani e sudamericani. I punti decorati più riccamente sono all'ingresso, con un crocefisso ligneo, e la fonte battesimale.
Proprio qui troviamo le tavole di Sciltian. Otto angeli, un San Giovanni Battista. Anzi, un Battesimo di Cristo.



Che dire. Gli angeli in monocromo sono un po'particolari. I volti femminili potrebbero essere presi da qualche illustrazione pubblicitaria degli anni 60. Forse all'epoca Sciltian voleva tentare una nuova forma di iconografia (il sesso.. femminile degli angeli?).
Ma il Battesimo? E' bellissimo, altro che 'orribile' come recitano alcune fonti che è possibile reperire cercando in rete. La foto non rende bene l'idea, va visto dal vivo. Le citazioni di molta pittura toscana del '400 sono evidenti.
Sciltian, e gli altri pittori 'della realtà' del novecento italiano, come Annigoni e i Bueno, sono stati recentemente rivalutati e sono state loro dedicate diverse mostre. Il modesto quadretto 'figurativo' che ho visto sull'acquasantiera della chiesa dell'Autostrada in fondo non è che una loro piccola, ennesima rivincita.

Wednesday, 15 August 2018

Genova, Europa


Quando vado a Genova, cerco sempre di fare un giro in Via Di Prè. A costo di allungare un po' i tempi di arrivo, e di scendere col treno a Piazza Principe invece che a Brignole. Non c'entra De André, non c'entrano particolari velleità turistiche (ormai sono stato in città moltissime volte).
E' che voglio impormi di assistere a uno spettacolo che detesto, ovvero quello di un luogo ormai quasi completamente occupato da immigrati di origine africana o medioorientale. Per ricordarmi di cosa può succedere, in tempi brevissimi, anche qualsiasi altra parte d'Italia.
Ieri, dovendo pernottare - caso raro, ho fatto la mia passeggiata di sera. Anche la Chiesa di San Sisto, ormai praticamente la sola vestigia rimasta della via certo sempre malfamata, ma almeno cristiana ed europea, è ormai chiusa. Quando ci passo di giorno, mi fermo sempre un momento a guardare l'interno. Soffermandomi dopo la serie continua di macellerie halal, phone center, minimarket, negozietti di alimentari, di telefoni, di piccole riparazioni di abiti. Tutti gestiti da africani, con qualche arabo o al massimo un cinese di rinforzo.
Poco prima delle 21, è ancora quasi tutto aperto: la differenza è che gli africani occupano la strada anche con sedie, facendo capannelli, oppure lasciando giocare i bambini tra le casse di frutta e le stuoie coperte di chincaglieria. Passa un furgone, lentissimo, e la calca si spalma pigramente sulle pareti per lasciarlo passare. Ci sono anche figure 'religiose'. Il senegalese vestito di una jellabah verde, col rosario islamico. Oppure il mediorentale barbuto. L'occupazione è quasi completa. Poche centinaia di metri, ma anche i turisti, potenziali clienti, sono pochissimi.
Nei carrugi vicini, non ci sono nemmeno più prostitute (diversamente da altre zone del centro storico). Solo ragazzi che pisciano tranquillamente sulle grondaie.
Proseguo verso levante. Via della Maddalena (dove le prostitute ci sono, insieme a un numero comparabile di spacciatori africani). Via di San Luca (con lo striscione 'Patrimonio dell'umanità') è in condizioni relativamente migliori. Verso piazza Caricamento i negozi si fanno più chic, o turistici. Mi infilo nei viuzzi dietro la piazza e intravedo l'iscrizione in latino DEIPARAE IMMACULATAE ET D. TORPETI M.
San Torpete, con accanto la chiesa di San Giorgio.
Dove è in corso, stranamente per l'ora e il giorno, una funzione: la porta è a vetri e si può dare un occhiata. Scopro da un manifestino, che la chiesa è stata data in concessione temporanea alla chiesa russa ortodossa. Davanti all'altare sono state poste alcune icone. Il pope officia davanti all'altare, volgendo le spalle ai fedeli. Non molti, ma tutti, secondo l'uso russo, in piedi. Mi soffermo per qualche minuto ad osservare l'apparizione. Ci sono anche due turiste tedesche, completamente sconcertate dallo spettacolo: mi tocca spiegare loro che è semplicemente una messa ortodossa.
Via Di Prè, la Chiesa di San Giorgio.

Il mattino dopo, mentre ero a poca distanza, in linea d'aria almeno, è crollato il viadotto sulla Polcevera. Sono tornato verso il centro con il bus 1, che tra le mille sirene di ambulanze, vigili del fuoco e polizia ha continuato a circolare imperterrito mentre treni e altre strade si bloccavano. Tra i commenti dei genovesi, ho pure visto dal finestrino il moncherino del viadotto ancora immerso nella caligine