Wednesday, 25 March 2020

La mia (prima) quarantena da coronavirus

Sabato 7 marzo e domenica 8 avevo, ahimé, prenotato un weekend a Milano. Volevo vedere alcune mostre, tra cui quella su Georges De La Tour e quella su Canova/Thorvaldsen, e semmai qualche altra cosa. I musei avevano appena riaperto, e, inusualmente, avevo abboccato alla breve campagna #milanononsiferma. Anche se le notizie dei giorni immediatamente precedenti il 7 non erano buone ho deciso di partire lo stesso. Il mercoledì precedente un tale di Paderno Dugnano che sento per lavoro mi diceva che si parlava di 'chiudere tutta la Lombardia' ma la presi come una boutade. Come sarebbe possibile chiudere il centro economico dell'Italia?

Il 7 mattina arrivo a Milano su un Freccirossa 1000 pressochè vuoto. Sono l'unico passeggero nello spazio di due vagoni di seconda classe. Nei bagni c'è del gel igienizzante per le mani.

In città poche persone, è una splendida giornata, ma c'è meno gente che a Ferragosto, o quasi. A Palazzo Reale, non ci sono difficoltà a seguire la distanza interpersonale di un metro prescritta, forse è un po' più difficile farlo alle Gallerie d'Italia per Canova, ma non più di tanto. Tutto ancora chiuso in via Sarpi, pienone invece al Parco Sempione, che evito. Passo da Citylife (semivuoto) e torno in albergo.

Mi addormento, fatalmente, prima della conferenza stampa notturna di Conte che annuncia il primo DPCM che stabilisce che dall'8 marzo la Lombardia e buona parte del resto del norditalia siano 'zone rosse'.

Mi accorgo del decreto quando mi sveglio, verso le 5:30 e guardo il telefono. Per qualche minuto (zona ROSSA??! come a Codogno) mi vedo prigioniero a Milano per chissà quanto tempo.
Leggo poi che sarà consentito tornare alla propria residenza. Il call center di Trenitalia mi dice che per il momento i trenti viaggiano regolarmente.

Mi decido ad anticipare il prima possibile la partenza, prima che qualcuno cambi idea e sposto il viaggio di ritorno. In stazione - c'è già una troupe televisiva - mi dicono che al massimo i controlli sui viaggiatori partiranno (come in effetti partirono) il 9 marzo.

Torno in città, a Firenze, su un treno vuoto quasi come quello preso il giorno prima: le notizie dell'esodo dei meridionali di Milano, almeno inizialmente, sono esagerate.

A casa cerco di documentarmi il più possibile sul nuovo decreto. Improvvisamente il moltiplicarsi di contagiati e vittime ha fatto imposto una virata 180 gradi. Scrivo il 25 marzo, a poco più di due settimane di distanza e sembra ormai di parlare di un'epoca lontana. Il 7 marzo è stato l'ultimo giorno 'veramente' libero per me e per molti altri. Nella prima bozza del DPCM Conte era presente un'articolo che imponeva 14 giorni di 'autoisolamento fiduciario', in pratica una quarantena a chi ritornasse da zone rosse. Essendo Milano una zona rossa io rientravo nell'articolo. Articolo tolto da testo finale del DPCM. Tuttavia la sera dell'8 marzo leggo su alcuni giornali online che alcune Regioni, tra cui la Toscana, stavano preparando ordinanze per imporre proprio quell'autoisolamento.
E in effetti, ormai a notte inoltrata, leggo che l'ordinanza è stata firmata e pubblicata (a notte fonda, appunto, sulla gazzetta regionale telematica, con validità immediata). L'ordinanza n.9 2020.

Il giorno dopo, il 9 marzo, mi organizzo per rimanere a casa in telelavoro con tutti gli annessi e connessi del caso. Dovrei contattare il numero della Regione indicato nell'ordinanza, ma non risponde mai (e non lo farà mai nei giorni successivi).
Non riuscendo, mi limito a chiamare il mio medico che mi conferma l'obbligo di rimanere a casa.
Mi rassegno e ogni tanto provo a chiamare per sicurezza il numero, ma da o occupato  o numero massimo di chiamate raggiunto.

In serata, noto un particolare tweet della Regione, ritwittato da Enrico Rossi. Si vuole imporre a chi si è recato DALLA LOMBARDIA alle seconde case in TOSCANA di ..tornare indietro alla propria regione di residenza. Ma come? A me, che torno da poco più di 24 in Lombardia impongono di rimanere a casa, mentre a chi ci ha passato una vita intimano di tornare a casa, viaggiando, non col teletrasporto, e rischiando di diffondere il virus? E' una contraddizione bella e buona.

Provo a chiedere spiegazioni agli account twitter 'istuzionali' ma non ho risposta. Solo un'email (ritorniCINA@...) fornita da un assessore a supplemento del numero di telefono che risponde sempre occupato. Ho scritto anche lì, ma ancora nessuno mi ha risposto.

Il giorno dopo è effettivamente stata pubblicata la Ordinanza n.10 del 2020 della Regione Toscana. I 'vacanzieri' Lombardi sono invitati a tornare a casa, la scusa è che in Lombardia possono stare vicini al loro MMG. MMG che però in caso di sintomi di Coronvirus non devono vedere di persona, da norme ministeriali. Ma tant'è: la contraddizione evidente con  l'ordinanza n.9 è stata santa con un articolo della 10 che chiarisce (o meglio ridefinisce, basta darsi la briga di leggere entrambi i testi) che la n.9 si applica solo a chi viola il primo DPCM Conte #iorestoacasa. Sì, quello uscito il ...9 marzo, DOPO l'ordinanza n.9 !!

Certo dovrei essere contento, la mia (prima) quarantena per il Covid-19 è durata solo poco più di due giorni, e dal 10 marzo posso uscire, ma con moderazione, a fare la spesa e per una breve passeggiata - il resto ovviamente è stato vietato dal primo degli ormai tanti DPCM contro il Covid.

Certo, una sciocchezza rispetto a quanto è successo prima e dopo la mia piccola disavventura, e a quanto succederà ancora per chissà quante settimane. Ma per qualche ora, la concitazione e l'affanno di uno o due ammistratori di fronte a qualcosa a cui erano totalmente impreparati l'ho prorprio sentita, nel mio piccolo, sul collo.

La velocità della fibra ottica.

Sono su Internet da prima del web, ovvero dalla fine degli anni '80. Mi è capitato infatti di utilizzare BBS americane raggiunte su X.25 (Itapac) di straforo che erano collegate ad Internet per email, news e ftp. Ho anche utilizzato brevemente la rete Sublink (che tramite UUCP consentiva accesso alle news e all'email).  L'Internet 'moderna' l'ho usata con dalla prima incarnazione di Italia On Line nel 1994: successivamente mi è capitato di provare, a casa o sul lavoro, quasi tutti i tipi di collegamento alla rete, a parte quello satellitare. Mi mancava ancora quello in fibra ottica. A casa infatti ho utilizzato dai primi anni 'zero' una normale ADSL (ex) Libero poi evolutasi in ADSL2.
Più che altro per ragioni di tariffe rimaste ..agli anni zero alla fine dell'anno scorso mi sono deciso a cambiare: per l'appunto il mio fornitore Wind/Infostrada/Tre aveva appena fatto partire nella mia zona un'offerta FTTC/FTTH, che interessava anche un'altro appartamento dove ho internet.

Il 20 dicembre ho fatto la prima richiesta per entrambi i domicili, uno coperto da FTTH (fibra ottica 'vera') e uno solo raggiungibile da FTTC (in casa si mantiene il doppino telefonico classico, ma con maggiore velocità). Il contratto è stato 'firmato' vocalmente in entrambi i casi, e mi è stato assicurato che tutto sarebbe stato attivato entro 15-20 gg.  Nel caso dell'FTTC Womd mi averbbe spedito il modem/router (purtroppo obbligatorio) a casa con attivazione da remoto, nel caso dell'FTTH invece lo avrebbe portato il tecnico. Infatti in quest'ultimo caso dentro cassa arriva un cavo di fibra ottica vera e propria che è di solito fatta passare nella stessa canalina del doppino telefonico per poi terminare in un'apposita borchia montata vicino ala presa telefonica principale (che rimane disattivata). In entrambi i casa la fonia passa in realtà a VOIP gestito dal router e i telefoni di casa si collegano 'tibaltando' le prese alle porte phone del router. Questo però sono informazioni reperibili più o meno dappertutto, quello che è curioso nel mio caso è stato l'effettivo svolgersi di entrambe le attivazioni...

FTTC:

-la pratica parte nei tempi previsti.
- mi arriva un sms e una mail con un link dove controllare lo stato della pratica
- nei tempi previsti (circa 15gg) mi contatta un corriere per concordare la consegna del router
- il router arriva il giorno stabilito
- procedo all'attivazione secondo le istruzioni (si tratta di collegare il router alla presa telefonica e andare su una pagina web prestabilita)
- il router pare prendere la portante, ma non esce su internet, tantomeno collega la fonia VOIP
- la vecchia ADSL e la vecchia fonia non funzionano più
- chiamoi il 155, l'operatotre mi fa spegnere e riaccedenre il router, vede da remoto che tutto va bene, poi mi risponde che 'la stanno attivando entro il giorno dopo'
-  il giorno dopo passa, richiamo il 155, che mi fa ripertere l'operazione, con medesimi esiti
- intanto siamo arrivati a una domenica, quando i tecnici non lavorano neanche da centrale
- il lunedì successivo riapro chiamata col 155, a questo punto promettono di far partire un tecnico
- martedì mattina, mentre mi sto recando al lavoro, mi chiama un tecnico Telecom (che lavora comunque per conto di Wind) e mi chiede se può venire subito a casa, visto che ha un buco libero: rispondo che non è possibile e mi dice che richiamerà
- mercoledì riesco a fissare per un colpo di fortuna durante la mia pausa 'pranzo': il tecnico ha qualche difficoltà a trovare l'indirizzo
- ciò però ha l'effetto benefico di fargli subito capire cosa è successo, hanno disattivato l'ADSL al numero civico giusto, ma, a suo dire, fatto il collegamento al civico sbagliato
- mah! comunque il tecnico verificato in casa il buon collegamento del router esce a fare l'attivazione e poi mi richiama sul cellulare
- in effetti a questo punto funziona subito tutto, e alle velocità che mi aspettavo, compresa la fonia VOIP: tutto sommato poteva andare peggio

FTTH

-la pratica parte nei tempi previsti.
- mi arriva un sms e una mail con un link dove controllare lo stato della pratica
- la data dell'attivazione (9 gennaio) rimane la stessa anche se, contrariamente a quanto stabilito, nessuno mi contattata per un'appuntamento
- telefono più volte al 155, ogni volta mi confermano la data, anche se l'ultima operatrice sembra esitare: prendo una giornata libera per aspettare la visita del tecnico
- dopo l'ultima chiamata, la sera prima dell'intervento,  mi squilla il telefono, è il ..155
- non faccio a tempo a rispondere: in realtà è quasi sicuramente il sondaggio automatizzato per registrare il gradimento di una delle telefonate precedenti, ma ancora non lo so
- per sicurezza richiamo il 155: stavolta l'operatore guarda meglio 'sul terminale' e mi dice che secondo lui è abbastanza improbabile che l'intervento si farà domani, anche se non mi dice bene perché
- il giorno dopo, ormai sono in ferie, passa senza che si presenti nessuno: verso le 17 richiamo il 1555
- stavolta l'operatore mi dice che non è possibile fare l'intervento perché la ditta incaricata (open fiber) stava ancora attendendo il 'permesso dal condominio'
- chiedo perché non sono stato informato di questa richiesta e perché non avessero spostato la data ma ricevo solo risposte cortesi, ma vaghe
- provo a chiamare l'amministratore del condominio: non sa nulla di richieste di permessi. Anzi, secondo lui la fibra è arrivata in strada, ma deve ancora passare su una striscia di terreno comunale, sotto una banca che ha sede nello stesso palazzo, e poi arrivare nelle zone comuni del condominio. Per questo è necessario fare degli scassi o altri lavori di 'muratura' che richiedono l'approvazione dell'assemblea: la prossima è a settembre 2020. È questo, per l'amministratore, il termine post quem il passaggio a fibra ottica sarà possibile.
- un tantino contrariato richiamo subito il 155, e spiego la situazione. Propongo di passare il contratto FTTH a FTTC: l'operatore acconsente, ma dice di non avere 'i permessi' per fare il passaggio e mi dà un altro numero
- nelle giornate successive chiamo un paio di volte il numero: l'ultima volta l'operatore mi assicura di aver fatto il cambio, anche se, stranamente, non mi fa ripetere la 'firma vocale' del contratto
- sul sito web la data dell'attivazione, già oltrepassata, rimane la stessa
- nei giorni sucessivi chiamo il 155 almeno una decina di volte: ogni volta ricevo una risposta diversa, ancora in FTTH, già in FTTC, attivo, disattivo
- a un certo punto sul sito web la pratica cambia stato: impossibile realizzare l'attivazione
- mi accingo a chiamare il 155 per l'ennesima volta, ma tornando a casa mi accorgo che c'è un volantino attaccato al portone: open fiber sta per portare la fibra nel condominio, decantandone i vantaggi. C'è un numero di cellulare da chiamare per ricevere informazioni
- chiamo il numero la mattina dopo: è un tecnico piuttosto gentile di open fiber che mi assicura che non bisogna aspettare settembre per avere la fibra, ma solo qualche giorno. Con l'amministratore si sono chiariti, c'è solo qualche difficoltà nel creare la dorsale interna dovuta alla grandezza dello stabile e al fatto che i pianerottoli hanno una loro porta che li separa dalla tromba delle scale.
- in effetti nelle due settimane successive iniziano a stendere i cavi: chiamo il tecnico un paio di volte e cerco ingegnarmi con gli altri condomini perché non blocchino i lavori tenendo chiuse le porte dei pianerottoli
- la mattina in cui arrivano al mio appartamento trovo il tecnico che lavora sulle scale (lo riconsco dalla voce) e mi dice che posso già ricontattare il 155
- lo faccio subito, il primo operatore mi dice che ancora non vede nulla, riprovo con un'altra operatrice che mi fa finalmente ripetere l'attivazione
- anzie stavolta la ragazza (sembrano chiamare tutti da un call center in Sicilia) mi richiama perché stavolta ha letto 'sul terminale' dei problemi passati e vuole sincerarsi che la fibra sia davvero già presente
- nel giro di circa una settimana mi contatta un'altra società per portare la fibra a casa: fortunatamente lavorano anche di sabato e non devo sprecare un'altra giornata di ferie
- come stabilito nel giro di circa un'ora mi fanno arrivare la sospirata fibra ottica in casa: ancora però non possono fare il passaggio perché "c'è la fibra nelle scale ma non l'hanno ancora attivata"
- c'è da aspettare un'altra settimana circa: dopo aver fissato un'altro appuntamento telefonico un tecnico porta finalmente in casa il nuovo router (uguale a quello FTTC, con modulo per fibra ottica) e attiva subito Internet.
- la fonìa, mi dice, si attiverà da sola il giorno dopo
- il giorno dopo ancora nessun segnale di vita dal telefono (mentre Internet va velocissima)
- dopo un altro giorno mi decido a richiamare il 155: l'operatrice fa alcune verifiche e dice che proverà ad attivarmi la fonia lei
- il tentativo riesce, e finalmente posso telefonare.
- l'attivazione è conclusa: siamo ormai a metà febbraio, ma almeno si viaggia bene, in tempo per il lockdown da Coronavirus



Wednesday, 12 February 2020

Citazioni del Ricordo

Da almeno due o tre giorni, come succede da qualche anno a questa parte, da quando si celebra la Giornata del Ricordo, la Rete pullula di benpensanti che postano, cinguettano, memificano e ricinguettano la seguente citazione mussoliniana. “Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava…non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”. La citazione è sempre datata al 1920 (quando Mussolini non era ancora al potere). In alcuni casi la si collega a un discorso pronunciato a Pola il 22 settembre 1920. Ma la citazione è esatta? Cercandola sul web il meglio che si riesce ad ottenere sono riferimenti a fonti secondarie come svariate 'Storie del fascismo' o 'Storie delle foibe' che si limitano a riportare il testo succitato, datandolo al discorso del 1920. Ma quale sarebbe la fonte primaria della citazione? Esiste l'Opera Omnia di Benito Mussolini, pubblicata in decine di volumi a cura di Edoardo e Duilio Susmel da La Fenice di Firenze a partire dagli anni '50. I volumi sono disponibili pressoché in toto anche in forma elettronica, presso siti che dovrebbero essere noti almeno ai più smaliziati. Le biblioteche più fornite dovrebbero avere gli originali, che comunque sono acquistabili facilmente anche sul mercato dell'usato. Ebbene, nel volume XXXV (Aggiunte. Scritti e discorsi ...) c'è il testo di un discorso tenuto a Pola nel 1920. Ma il 21 settembre, non il 22. Si tratta di un discorso tenuto al Politeama Ciscutti di Pola. La data è confermata anche qui. Il Susmel attribuisce il testo del discorso alla 'Storia della Rivoluzione Fascista' di Giorgio Alberto Chiurco, pubblicata per la prima volta nel 1929, e che non ho avuto modo di consultare. 
Sta di fatto comunque che il testo dell'Opera Omnia è diverso. La citazione sul 'sacrificio' dei 500000 slavi barbari non è proprio presente. C'è l'imperativo sui confini, ma con altra conclusione, nella conclusione del discorso. 
I confini d'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche; sì le Dinariche per la Dalmazia dimenticata!
È presente l'affermazione sulla politica del 'bastone' e la razza inferiore:

Ma per realizzare il sogno mediterraneo bisogna che l'Adriatico, che è un nostro golfo, sia in mani nostre. Di fronte a una razza come la slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone.
Ricordiamo che il discorso fu pronunciato con un Mussolini ancora all'opposizione, e soprattutto, nelle fasi finali della dannunziana impresa di Fiume. È un discorso semplicemente irredentista, non si incita certo allo sterminio degli slavi, semmai al loro trasferimento in massa. I volume XXXV del Susmel è facilmente reperibile in PDF su molti siti di 'ebook', p.es. Bookos. Il discorso inizia a pag. 67. Il testo comunque è più facilmente leggibile qui:
La citazione che gira su Internet? Non si trova un riferimento a fonti primarie. Forse è stata riportata erroneamente, in buona fede ma più probabilmente con dolo, in una delle tante opere storiche 'compilative' che ora ne sono ...l'unica conferma. Può darsi che Chiurco abbia emendato il discorso quando ha scritto la 'Storia della Rivoluzione Fascista', ma il testo originale del discorso dove è pubblicato? Oppure il 22 settembre Benito Mussolini ha pronunciato una versione riveduta e corretta dello stesso discorso, sempre a Pola: improbabile, ma ancora: dov'è il testo originale e completo di quel discorso? Quando è stata istituita la giornata del ricordo per le Foibe, i tanti benpensanti che vedono come il fumo negli occhi iniziative del genere, foriere dell'eterno ritorno imminente del Fascismo, non hanno saputo trovare niente di meglio per ricordarci che, comunque, il fascismo, era peggio. E che comunque, era sempre colpa del fascismo. Certo, si potrebbe ricordare ai benpesanti la Historikerstreit tedesca di una trentina di anni fa, che in buona sostanza diceva che la colpa era.. del bolscevismo, ma forse oggi si rischierebbe di infrangere la legge Mancino.

Risultato immagini per mussolini 1920

Sunday, 29 December 2019

Il pelo di Radetzky

Tra pochissimi giorni si terrà il concerto di Capodanno della Filarmonica di Vienna. La novità di quest'anno è che la tradizionale Marcia di Radetzky di Strauss padre, che chiude il concerto, sarà presentata in versione 'denazificata'. Ecco qui un esempio dei tanti articoli che da metà dicembre hanno parlato della questione.

Ma cosa c'è di vero? Come può essere che una marcia scritta nel 1848 possa avere connotazioni naziste? Negli articoli di giornale più letti sembra di capire che la versione suonata dai Wiener Philaroniker a Capodanno sia il rimaneggiamento più recente di un certo Leopold Weninger, un musicista nazistone, che fu responsabile anche di (ri)arrangiamenti di diversi canti del NSDAP. Secondo alcuni articoli, come quello del FQ linkato più sopra, si farà anche a meno del tradizionale battito delle mani.

Come è nato questo caso mediatico? La fonte iniziale della catena di rilanci stampa, articoli di commento e chiacchericcio social è questa: un comunicato stampa degli stessi Wiener al  Neue Osnabrücker Zeitung  (Osnabrück è una cittadina della Bassa Sassonia,  con Vienna c'è la stessa distanza che c'è tra Voghera e Palermo, ma lasciamo stare). Purtroppo per leggere il sito del NOZ bisogna abbonarsi, ma ad esempio qui si trova, in tedesco, un sunto del comunicato. Qui ci sono già un paio di punti da considerare. 1) La versione attuale si fa risalire appunto a Weninger, un 'bekennende Nationalsozialist', un noto nazista. 2)Il primo anno che l'arrangiamento di Weninger fu eseguito fu eseguito è il ...1946. A guerra già finita e Hitler già cadavere (o col biglietto per l'Argentina di cui cantava Mel Brooks).

Uhm.

Vediamo cosa scrivono gli stessi Wiener Philarmoniker sul loro sito ufficiale, questa volta in inglese.

  Dunque, sì, lo spartito usato per l'esecuzione del concerto di Capodanno è proprio di Weninger, ma è stato pubblicato dall'editore Benjamin a Lipsia. Nel 1914. Nel 1914 non esisteva ancora il nazionalsocialismo, e il suo fondatore al massimo, nella migliore delle ipotesi era un renitente alla leva austriaco che stava pensando di arruolarsi nell'esercito tedesco.

È infatti vero che Weninger sia stato un nazista, ma solo a partire dal 1932.

Dunque, arrangiamento del 1914, eseguito la prima volta nel 1946. Che c'azzecca il nazismo? Eppure cercando bene, la polemica non è nemmeno nuova. Se leggete il tedesco o vi accontentate di una traduzione automatica, provate a leggere questo articolo. L'articolo è di ottobre 2019, e non si parla di Vienna, ma della banda comunale di Freudenstadt, una città turistica nella Foresta Nera piuttosto nota in Germania. Il musicologo locale parla della versione di Weninger come di una venerazione per il nazismo, addirittura. Per via dell'arrangiamento più sonoro, a suo dire, peccato che sia stato scritto quasi 20 anni prima dell'ascesa al potere di zio Adi.

In realtà (per queste note sono debitore a molte fonti, non essendo certo esperto della materia, ma in particolare a un postatore su FB che certamente se mi rilegge si riconoscerà) non esistono più autografi degli Strauss. Eduard Strass, l'ultimo figlio superstite di Johann, distrusse tutto volutamente nel 1907 per problemi di diritti d'autore e forse di rivalità postume col fratello. Rimangono solo le partiture pubblicate, e per la marcia di Radetzky non esiste un'edizione  della partitura scritta nel 1848 da Strauss padre, ma solo quella di una trascrizione per pianoforte. L'arrangiamento per orchestra usato dai Wiener fu appunto quello scritto da Weninger. C'è da dire che l'orchestrina ottocentesca che suonò la marcia per il ritorno in patria del vincitore della battaglia di Custoza era sicuramente molto più sparuta rispetto a quella dei Philarmoniker: è evidente che  l'arrangiamento di Weninger doveva per forza essere più 'corposo'. Comunque nel 1999 lo studioso Norbert Rubey ha trovato quelle che dovrebbero essere le bozze per le incisioni della prima trascrizione per pianoforte. Ne ha tirato fuori un articolo su questa rivista  e poi una riedizione critica della c.d. Urfassung, facilmente reperibile anche su Amazon. Nel 2001 il compianto Conte Johann Nicolaus de la Fontaine e d'Harnoncourt-Unverzagt si basò sul lavoro di Rubey per la prima esecuzione del... concerto di Capodanno 2001 alla Wiener!


Le differenze con la versione tradizionale sono evidenti anche ad un orecchio non particolarmente esperto come il mio: intanto il tempo è più lento rispetto alla media di altre esecuzioni, il rullante all'inizio suona diversamente, il ruolo degli ottoni è meno evidente. E non si battono le mani. Sicuramente un'orchestrazione più anemica: ma non risulta che a chi ascoltava l'altra venisse una voglia particolare di invadere la Polonia subito dopo. In realtà nel 2001 Harnoncourt suonò anche la versione tradizionale al bis finale, e nel 2003, tornato a dirigere il concerto, eseguì solo quella.



Non si vedono spettatori diretti verso la linea Oder-Neisse dopo l'ultimo clap. Non ho letto né l'articolo né la partitura di Rubey, ma a quanto ho capito il suo lavoro è basato solo sulla differenza tra le bozze e la trascrizione per pianoforte (alcuni segni sarebbero stati letti erroneamente dall'editore) e, presumo, sulla differenza tra le orchestre esecutrici di cui parlavo prima. Nessuna connotazione politica, ancora una volta. Eppure, la discussione su questo episodio è molto politicizzata, pochi anche a sinistra si chiedono con un minimo di onestà intellettuale dove sia l'elemento nazista (elemento che non può esserci, a rigore cronologico!). Molte altri commentatori invece si sperticano nelle accuse, e cercano di dare l'impressione di una musica proprio risaletne al periodo nazista. La pagina della wikipedia tedesca attualmente leggibile sulla marcia in questo senso è esemplare.

Come scrivevo, la polemica in realtà non è nuova anche se la memoria del pubblico, per non parlare dei media di oggi frettolosi e 'ipersocializzati'  è a brevissimo termine. Ad esempio ci furono polemiche anche nel 2014. All'epoca però a dirigere il concerto non il giovane direttore che aprirà il 2020, ma il grande Daniel Barenboim. Un ebreo, ma anche una persona intelligente. Questo articolo del New York Times di quell'epoca è illuminante. L'esecuzione di Barenmboim è visibile facilmente su youtube. Con Barenboim marciava non solo l'amicizia, ma soprattutto la musica.


Post Scriptum, 2/1/2020

Capodanno è arrivato, e così il Neujahrskonzert 2020. Che è terminato con una Marcia di Radetzky... praticamente uguale a quella degli altri anni, compreso il battito delle mani che alcuni commentatori temevano sarebbe stato eliminato. In pratica la 'Neuefassung' dei Wiener consiste nella ristampa delle modifiche all'arrangiamento di Weninger accumulatesi negli ultimi decenni, e nella rimozione dell'imbarazzante nome dalla partitura. Sicuramente meglio così per il pubblico pagante che si era assicurato i costosi biglietti fino da gennaio 2019, per i Wiener, e per il turismo in Austria e a Vienna.

Rimane l'operazione politico-mediatica, che è stata comunque una sorta di autodafé voluto e istigato dai Wiener stessi, anche se evidentemente la furia purificatrice (e appunto, il pelo sullo stomaco) non è stata tale da tornare alla versione della 'Urfassung' di Harnoncourt, o da eliminare il 'guerresco' battito delle mani. Che in realtà si usa fare dal 1848. Questo articolo uscito il 30/12/2019 sul Berliner Zeitung, per concludere, è al riguardo illuminante.

Monday, 25 November 2019

Cicerone Virtuale

Imago de Giustina Ara.

Qualche mese fa mi sono imbattuto per caso in questo tweet di (nientepopodimeno che) Gregorio De Falco, ex Pentecatto, ex ufficiale di Marina, ex 'salga a bordo, cazzo!':











   











"Il buon cittadino è quello che non può tollerare nella sua patria un potere che pretende d'essere superiore alle leggi" L'ha scritto davvero Cicerone? La citazione è presente in molte raccolte di 'aforismi in rete', ma sempre senza riferimento. Non è presente in alcun dizionario di citazioni edito a stampa. Naturalmente, da un quarto di secolo almeno, tutto quanto ci resta di Marco Tullio è comodamente disponibile e ricercabile online. Giocando a ritradurre in latino la citazione si possono fare diversi tentativi di ricerca. Ci ho provato, e non ho trovato alcunché. Si potrebbe dire con buon grado di certezza che De Falco si sia affidato acriticamente a Google, e che abbia finito per inciampare in una citazione fasulla. Di citazioni inventate o falsamente attribuite ce ne sono tantissime. Non è un fenomeno limitato alla rete, tanto che eistono ormai diversi dizionari di false citazioni, ma dalla rete pesantamente amplificato. A parziale discolpa di De Falco si può dire che la sua citazione somiglia molto al passo (autentico) del II libro, par. 23 del De Re Pubica:

desunt omnino ei populo multa qui sub rege est, in primisque libertas, quae non in eo est ut iusto utamur domino, sed ut nulllo

Questa citazione, incidentalmente, è stata usata in modo sostanzialmente corretto da Matteo Salvini in parlamento.,poco dopo il tweet di De Falco. Con una certa stizza. un personaggio del calibro di Luiano Canfora, in questi mesi richiamato in servizio permanente effettivo contro il 'pericolo fascioleghista', ha fatto alcune puntigliose precisazioni, come fa notare questo dòtto articlo dell'Huffington Post. Che però esibisce pure un pesante 'De Repubblica' - chissà se Canfora si sia adontato anche stavolta.

Qualche tempo fa invece in un gruppo facebook, per l'appunto dedicato - nominalmnete - alle opere dello stesso Canfora, mi sono trovato davanti un post contrassegnato dall'immagine più in alto. Due malattie contagiose ed epidemiche, la DIARREA verbale e la STITICHEZZA mentale.

Un po' forte. Difficile immaginarsi Cicerone che scrive o  pronuncia davvero cose simili. Il tono, anche dietro il viraggio di una traduzione più o meno fedele. è completamente fuori misura.
Anche in questo caso la citazione è priva di riferimenti, e 'vive' solo ed esclusivamente in pagine internet. Anche in questo caso provando a ritradurre in latino il passo e a cercarlo su siti come Perseus non si trova nulla. Sembra una frase inventata di sana pianta e gabellata per una vera citazione; stiliscamente sembra un 'prodotto' molto recente.

Una ricerca su google books non ha dato risultati degni di nota, se non che la frase sembra (il libro non è consultabile in toto) presente in ?Siamo tutti latinisti' di Cesare Marchi, 
Il libro risale agli anni '80. Possibile che i memers mi abbiano giocato e che la citazione, ancorché rara, sia autentica?

Beh, per incominciare ho comprato il libro di Cesare Marchi. Si trova usato, molto facilmente, su ebay, davvero per due spiccioli. Eccolo qui:


C'è addirittura il Cicerone dipinto da ..Cesare Maccari in copertina, ma il libro è sostanzialmente un dizionario di citazioni latine messo insieme sulla scia del successo di 'Impariamo l'Italiano', il libro di maggior successo di Marchi. La frase di "Cicerone" cercata però nel dizionario, non c'è.
È presente invece.. nella prima pagina dell'introduzione. Eccola più sotto:








"Se tornasse Cicerone".
Marchi non ha fatto altro che immaginare che Cicerone, sulle orme dell'americano alla corte di re Artù, e di un paio di noti dittatori, torni in vita nel nostro presente (o meglio nei mitici anni '80 del secolo scorso). E gli mette in bocca proprio l'improbabile frase su diarrea e stipsi. A un certo punto qualche lettore frettoloso ha riutilizzato il passaggio credendolo davvero vergato da Cicerone: lo ha fatto online, oppure qualche altro riutilizzatore ha postato la citazione da qualche parte. Con ii suoi riferimenti diciamo così, infantili, la frasetta ha subito tovato ampia eco nel pubblico benpensate, specie di sinistra, Chissà cosa direbbe oggi Marco Tullio se fosse messo di fronte a questo curioso impiego della sua persona...